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Due quarantenni sposati decidono di separarsi dopo essere stati insieme fin da adolescenti. Un incidente li riporterà magicamente ad avere diciassette anni, conservando però l’aspetto e la consapevolezza di essere adulti.

RepubblicaRoberto Nepoti

Oggi che il nostro cinema propone storie di giovani disoccupati o di maturi licenziati i Vanzina si differenziano ricorrendo al repertorio di paradosso temporale. Sfrattato di casa dalla moglie Giulia, che ha un altro uomo, Marco formula il desiderio di regredire nel tempo e riscrivere la propria vita. Detto fatto: investiti da una macchina, lui e il suo amico Claudio si ritrovano nel 1990, all’ultimo anno di liceo. Ora l’obiettivo è non innamorarsi di Giulia per evitare le sofferenze a venire. Fra tante declinazioni cinematografiche dell’annoso quesito “si può cambiare il passato?” quella dei Vanzina non è la più pensosa; né, del resto, pretende esserlo. La trama è un’occasione per innescare una commedia degli equivoci che pesca un po’ da Ritorno al futuro, un po’da Grease, giocando – senza esagerare – sulla sfasatura dei saperi (i genitori non credono a Marco quando dice che il comico Grillo si butterà in politica). Gli attori fanno del loro meglio; tranne la Michelini, che gigioneggia senza freni.